TRA CASTELLI, VIGNETI E TERRECOTTE: L'INCANTEVOLE CITTADINA DI BARCHI

La Porta Nova di BarchiIncastonata tra Orciano, Fossombrone e Mondavio, tra la Valle del Metauro e la Valle del Cesano, sembra riecheggiare dei rumori degli attrezzi dei contadini, che talora si fanno più intensi fino a divenire un cozzare di armi, nella storica battaglia del Metauro. Qui sembra infatti essersi svolto lo scontro tra i Romani ed i Cartaginesi, capeggiati da Asdrubale, durante la seconda guerra punica. E proprio il cognome di Asdrubale, Barca, sembra all'origine del nome di questo incantevole paese. Curioso notare che i suoi abitanti vengono chiamati "barchiesi", un cognome diffusissimo ad Ancona. Da un cognome al nome del paese, di nuovo ad un altro cognome.

Il panorama di Barchi dai vigneti di FioriniArrivarci è semplice: se si arriva da Fano, si prende la E78, che ricalca l'antica via Flaminia, e si esce poco prima di Fossombrone, vicino a Tavernelle, da lì a S.Ippolito, e poi a Barchi. Da Sud, si  imbocca la Marotta-Pergola, e a S.Michele si gira per Mondavio, da lì a Barchi. Suggestivo il passaggio per Mondavio, ai piedi della Rocca.
L'arrivo a Barchi è segnalato da un bellissimo arco di entrata al castello: la Porta Nova.

La Pianta della città di BarchiMolto carina la storia dello stesso castello, legato al nome dei Della Rovere, che regnarono su Barchi per circa un secolo e mezzo. Inizialmente, era un importantissimo centro strategico-militare. Con Pietro Bonarelli Della Rovere, diviene un'area attivissima dal punto di vista culturale. Addirittura, l'architetto che progetto il sistema urbanistico del castello (e quindi del centro storico del paese), Filippo Terzi, in Italia non godette di grande prestigio, ma fu esaltato in Spagna, Portogallo e America Latina, dove diede inizio al barocco iberico. Tanto per avere un'idea di chi fosse questo tipo, basti pensare che realizzò il Palazzo Reale di Lisbona. La mano del Terzi è ben visibile nella divisione degli spazi urbanistici: entrando dalla Porta Vecchia, la piazza centrale si apre a palcoscenico, con la torre a dominare la scena. La Porta Nova, invece, apre sontuosamente al Corso che attraversa il Paese.

Un particolare del castelloIl silenzio e la vista, come in tantissimi paesini marchigiani, sono superbi. Si spazia dal mare all'Appennino: impossibile evitare di pensare a come si potesse presentare questo panorama ad un abitante del Quattrocento. Ciò che colpisce, tuttavia, è comprendere come quel panorama non potesse essere poi tanto diverso dall'attuale.

L'enoteca di Fiorini a BarchiDue cose contraddistinguono questo paese, i vini e le terrecotte. E proprio coi vini, si va sul sicuro, da Fiorini. Appena usciti dal paese, si giunge alla villa Fiorini, magistralmente tenuta dalla famiglia di Valentino, il proprietario. La moglie, la signora Silvana, milanese, marchigiana d'adozione, è affezionata a queste terre neanche vi fosse nata. E' impressionante la cura che ripone su ogni particolare della villa, e l'operosità nel valorizzare un territorio paesaggisticamente pregevole. Un tipico biroccio marchigiano, ornato di fioriIl classico connubio tra la genuinità marchigiana e l'industriosità lombarda. La figlia Carla fa altrettanto coi vini. Enologa, gira, studia, si informa per proporre un prodotto di qualità, che però non offenda le origini. Non sono un esperto di vini, per cui non mi permetto di dare alcun commento sul prodotto. Al di là del fatto che è un vino molto buono (fin lì ci arrivo!) non vado. Mi spingo però a dire che una visita alla cantina è d'obbligo. Per lo più che i Fiorini intendono promuovere alcune serate dedicate al vino accompagnato dalla musica, o da alcune poesie.

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