LA CITTA' DELLA CARTA ED I SUOI SALUMI
Ovunque si nomini Fabriano, in giro per il mondo,
viene in mente la carta. Addirittura, c'è gente che non immagina neppure che
Fabriano sia una graziosa cittadina, coricata lungo il corso del
fiume Giano (Janus,
per i romani). Siccome, anticamente, l'arte principale (prima di quella cartaia),
era l'arte dei fabbri, la città adottò come stemma un fabbro che lavora sopra al
fiume.
Da qui, Faber Ianus. C'è da dire, tuttavia, che
molti storici fanno risalire
il toponimo al nome del gentilizio sul cui territorio sorse l'insediamento: tale
Faberius, donde Faberianus. Sebbene l'arte fabbraia abbia contraddistinto questo
luogo (basti pensare che ad un certo punto si contavano una quarantina di
fabbrerie), è la lavorazione della carta a raggiungere punte di eccellenza
assoluta in Europa. Fabriano si distingue per la lavorazione della carta
filigranata (usata tuttora dalla Zecca di Stato), ed inventa la collatura
con la gelatina animale, che dà lustro e successo al prodotto. Di conseguenza,
la città si arricchisce, e l'arte ne risente:
Gentile da Fabriano è il nome più
conosciuto di tutta la schiera degli artisti che lavorarono durante la
Signoria
dei Chiavelli. Poi gli
Sforza, lo
Stato Pontificio, la decadenza dell'arte cartaia, fino
alla fine dell'Ottocento, quando l'annessione al Regno d'Italia restituisce
vigore all'economia locale.
Riaprono le cartiere, stavolta con impianto
industriale, e le Miliani si impongono sul mercato. Fabriano torna ad essere la
città della carta, oltre che degli elettrodomestici (la
Merloni parla da sola),
e, ultimamente, delle cappe aspiranti, con la
Elica che sta dando riscontri molto
interessanti. E' quindi una zona ricca, non solo di storia. Il centro del paese
è indubbiamente affascinante, pieno di
monumenti e chiesette.
Particolarmente
bella è la Piazza del
Comune, che ha sullo sfondo il magnifico
Palazzo del Podestà.
Ma ciò che colpisce di Fabriano è la vivacità, l'industriosità dei suoi
abitanti, senza dimenticare le proprie radici. Così, troviamo il
museo della
civiltà contadina ed il
museo internazionale di arte moderna, la
pinacoteca civica, ma
soprattutto il
museo della carta e della filigrana, una tappa obbligata, perché dalla
visita si impara veramente qualcosa sull'arte cartaia. Ma il massimo è
capitare a Fabriano verso la metà di giugno, quando alle finestre e per le strade vengono
esposte le bandiere del Palio
cittadino, e si gareggia per l'infiorata (opera d'arte realizzata con i
fiori) più bella. Una delle tante
rievocazioni storiche marchigiane, che (per
fortuna) non sono assurte a fenomeno finto e markettaro ad uso turistico.
Oltre a tutto ciò, che già da solo basterebbe a
giustificare una visita a Fabriano, non dimentichiamoci che questa zona è la
patria del salame, che si chiama, appunto,
salame di Fabriano.
In realtà, nelle Marche i salumi
sono buoni di loro, non ci sarebbe neanche bisogno di arrivare a Fabriano.
Trovandocisi, però, c'è una salumeria che a me piace particolarmente: è quella
di Santilio Tritelli e dei suoi figli, che (per fortuna) continuano a metterci
una sana dose di passione in ciò che fanno.

Visto da fuori, il negozio di
Tritelli è un normale alimentari; il pezzo forte, a livello "paesaggistico", è
la sala di stagionamento a Serradica, che purtroppo non ho ancora visitato. A
livello di "magnà", invece, la scelta è ampia. In effetti, non c'è solo il
(buonissimo) salame, assaggiato, anzi, spolpato per la gioia mia e di mio nonno;
buono il ciauscolo, notevole il cotechino, notevolissimo il guanciale arrotolato
(che, non a caso, ho messo come premio per la realizzazione del forum). Il
tutto, è bene dirlo, sempre, obbligatoriamente, accompagnato da un buon vino:
Rosso Conero o
Piceno è ok, ma personalmente non disdegno neanche il Verdicchio (di Matelica o
dei Castelli di Jesi), che non
copre del tutto certi sapori. Veramente una piacevole scoperta, di cibi e
passioni che non muoiono con la modernità, e di negozi che non si montano la
testa, ma restano luoghi di aggregazione, di riscoperta della nobile arte del
commercio, e di prosecuzione di una preziosa arte familiare.