Fermo è la classica cittadina a metà tra il paese e la piccola città. E lo è da sempre, perché ha sempre lottato per farsi riconoscere, fino a qualche anno fa, in cui ha conseguito (nel nostro Paese clientelare e campanilista) lo status di provincia. Senza scendere nel dettaglio su quanto sia economicamente convieniente continuare a creare province per uno Stato al collasso, culturalmente il territorio fermano ha una sua omogeneità, e una sua ricchezza: qui sta il distretto delle calzature, da cui arrivano i Tod's (che personalmente non amo), i Docksteps, i disegnatori di Prada e altri. A Montegranaro, Sant'Elpidio a Mare e Casette d'Ete, ogni casa ha un "carzulà" dove si possono acquistare delle scarpe.
Fermo,
come Macerata,
Osimo,
Ascoli
Piceno, è situata in alto rispetto alle strade di accesso, ed analogamente
alle altre ha costruito un parcheggio con ascensore, dove si può comodamente
lasciare l'auto a prezzi assolutamente accessibili. L'ascensore, bontà
sua, vi lascia proprio davanti alla Locanda
del Palio. Non dite che non vi avevo avvisato... è il ristorante
più buono che abbia mai provato in zona! L'arredamento, accattivante,
a mò di cantina, con mattoncini a vista (un classico dei locali ricavati
anche parzialmente all'interno delle mura, come I Tigli di Corinaldo o il negozio
di Terrecotte Gaudenzi a Fratte Rosa, per citare due esempi dell'entroterra
Senigalliese), fa da cornice ad un pranzo eccellente: tagliere di quattro diversi
pecorini (tre marchigiani, di cui uno di fossa, ed uno abruzzese) con miele,
marmellata e mostarda a latere, assaggio di fritto misto all'ascolana, tagliolini
di Campofilone
al ragù, e prosciutto di maiale al forno con funghi porcini. Il tutto
annaffiato da un elegantissimo "Pecorino" della cantina Ciù
Ciù di Offida (con loro si va sul sicuro, non tradiscono mai).
La
bellezza di Fermo ancora mi attende: proseguendo la visita, non voglio assolutamente
perdermi le cisterne romane. Tanto per capire quanto Fermo fosse importante
già all'epoca, basti pensare che i Romani la elessero a centro principale
della zona, sistemandovi 3 enormi cisterne riempite dall'acqua dei monti Sibillini.
Sfruttando il principio dei vasi comunicanti, l'acqua giungeva tramite acquedotto
dai Sibillini a Fermo, e da qui, per analogo principio, ai borghi circostanti,
essendo Fermo più in alto. Le cisterne, oggi visitabili, sono imperdibili:
addirittura (quanto erano avanti nell'ingegneria idraulica!), i Romani avevano
capito che l'ossigenazione dell'acqua ne agevola la purificazione, quindi giù
con pozzetti di aerazione, alti livelli di caduta e piani inclinati per impedire
la stagnazione.
Impietoso il confronto con un secolo fa, quando parte delle cisterne fu utilizzata per l'acquedotto urbano: uno strato di calcare spesso alcuni centimetri (contro lo spessore nullo dei loro predecessori) testimonia il regresso nelle misure igieniche (per quanto vada detto che i Romani utilizzavano tubature di piombo, del quale non conoscevano le controindicazioni).
Interessante anche
la pinacoteca,
a Palazzo dei Priori, con una "Natività" di Rubens
che vengono a vedere sin dal Giappone (!): qui la differenza, come sempre, è
fatta dalla guida, e per fortuna la mia - Barbara - era molto brava ed appassionata.
Di sicuro, va vista la "sala del mappamondo": è parte dell'immenso
archivio di Decio
Azzolino. Quest'uomo, di nobile stirpe fermana, fu eletto cardinale giovanissimo
(siamo nel '600, e ricordiamoci che Fermo è città papalina, già
Sisto
V proveniva da qui vicino); incaricato di seguire il cammino di fede della
regina Cristina
di Svezia, (beato lui!) ne diviene l'amante.
Piccola digressione anti-clericale: è fin troppo ovvio che il buon
Decio si "trombasse" la regina di Svezia, ed ha tutta la mia stima,
così come non ha la mia stima un'istituzione che da
sempre ha fatto delle proprie fobie sessuali il cavallo di battaglia, e che
ha tentato di mascherare la cosa. Morta la regina (dopo oltre 30 anni di
"scorta"), Decio comprensibilmente si deprime e in breve tempo la
segue. Resta una collezione immensa, in parte a Stoccolma, il cui pezzo forte
è un grande mappamondo, e l'atmosfera ovattata, del sapere senza tempo,
che aleggia nella stanza, completamente in noce (il più indicato contro
i tarli).
La Pinacoteca ed
il punto di partenza per le visite alle cisterne si trovano in Piazza del Popolo,
classico nome dei centri economici e politici; il centro religioso, in questi
paesi medievali, si trova normalmente in un'altra piazza. Fermo non fa eccezione:
oltre il dedalo di viuzze del centro storico, si ascende verso piazza del Girfalco,
su cui sorge la Cattedrale.
La cosa strana è che Fermo, così piccola e stretta nelle vie,
diviene improvvisamente aperta e solare nell'agorà (tale sembra, così
spaziosa e nel punto più alto della città: non a caso qui sorgeva
il tempio di Giove). Panorama sui Sibillini, sul mare e sui colli marchigiani,
coi campanili a segnalare i differenti borghi. Indubbiamente, il luogo ideale
per concludere una visita solo turistica a Fermo.
Il quid in più,
tuttavia, lasciatemelo dire, è una chiacchierata con Lorenzo Ciucani,
del Frantoio
omonimo. Lorenzo, con papà Gianfranco, è l'erede di una tradizione
ultracentenaria: unico frantoio della zona che rifiutava le olive cattive, perché
il nonno di Lorenzo "non voleva sentire la puzza già nei primi giorni
di molitura". E la tradizione è rimasta, perfezionandosi nel tempo.
Nuovi macchinari, tecniche più sofisticate, controllo pressoché
totale, rendono l'olio Ciucani - specie nelle versioni "fruttato"
e "amaro piccante" -
estremamente
elegante. Da sempre vendono anche per corrispondenza (ora anche su Vyta),
ma il plus è dato dal sentirli narrare le vicende del mondo dell'olio:
sembra di immergersi in una favola, e non è un caso che i
bambini siano gli ospiti preferiti da Ciucani. Niente fronzoli con visita
agli uliveti (non ne hanno, sono frangitori, non contadini): si passa subito
al sodo, a far vedere come funzionano le mole, la centrifuga ed il resto dell'attrezzatura,
ed i principali difetti che possono arrecare all'olio. Che viene prodotto e
venduto in tre versioni, "delicato", "fruttato" e "amaro
piccante", ma anche rettificato per frittura (ottimo, già provato).
In questi tempi di consumatori buggerati dagli oli a 0,99 Euro, un salto "didattico"
da Ciucani vale sicuramente la pena.