Parte del castello di LoretelloLoretello è uno di quei castelli da chiedersi se veramente siamo nel ventunesimo secolo. Silenzio, rumori in lontananza. Poche persone, anziani, icone di anni passati. Un castello, color terra, quasi "dimenticato". Non "trascurato", cioè non cadente, non diroccato. Semplicemente, dimenticato. Come quelle foto dimenticate tra fogli e scartoffie, e ancora integre, perfette, come scattate ieri.

La storia di Loretello ricalca quella dei nove castelli della Rocca Contrada, l'Arcevia dei secoli passati. Territorio collinare, ampio, con le roccaforti a difesa dei confini, prima di Arcevia, poi di Jesi, poi dei Della Rovere. In realtà, prima del 1250, apparteneva al monastero di Fonte Avellana (posto stupendo, andando verso gli appennini).

La dimora della famiglia PolitiDal 1100, si susseguono i potentati coi quali Arcevia (e quindi, Loretello) si trova a contatto. Esempio, sui generis, di rocche in collaborazione tra loro. Non in concorrenza, caso tipico di questa regione col nome al plurale (Marche), a volerne sottolineare la frammentarietà. O meglio, tutte le rocche assoggettate alla più potente. Pax arceviese, potrebbe dirsi, perlomeno al suo interno. Comunque, un'esistenza non facile, né priva di combattimenti.

Le cantine dell'aziendaPoco distante da Loretello, in prossimità di Nidastore (altro bellissimo borgo incastellato della Rocca Contrada), c'è uno di quei posti dei quali vado orgoglioso, in qualità di scopritore delle Marche, come uso definirmi: si tratta dell'azienda agricola "Fratelli Politi". La sua storia è già curiosa: Maria Giuditta Politi, la principale responsabile dell'azienda, fino a qualche anno fa era impegnata in tutt'altro lavoro. Genetista molecolare al CNR, in seguito a vicissitudini familiari, si trovò nella condizione di riprendere l'azienda, o abbandonarla definitivamente al proprio destino. Comprensibilmente, la scelta non fu facile; tuttavia, l'amore per la propria terra ebbe la meglio. E così, tornata a Loretello, si rimboccò le maniche, e prese in mano la situazione. Con passione, competenza ed umiltà.

I vigneti di LoretelloNon sappiamo cosa e quanto nella scienza potesse darci Maria Giuditta; di sicuro, nell'agricoltura ci regala un verdicchio (il Loretello, praticamente sconosciuto, da due o tre anni sul mercato) e un olio san vito fantastici.

Da bravo figlio di pescatori, normalmente assaporo l'olio sul pesce appena bollito (anzi, scottato), e il vino ci fa compagnia.

Un vino che normalmente porto come ambasciatore della genuinità delle Marche (chi conosce Angelo Porazzi, milanese, autore di Peacebowl e Warangel, due giochi da tavolo che vanno per la maggiore tra i cultori del ramo, può tranquillamente chiederglielo: abbiamo pasteggiato a ciauscolo - di Matelica - e Loretello); e che meriterebbe ben maggiore risonanza.

Sicuramente, se saranno bravi, oltre che a farlo, anche a venderlo, se ne godranno i meritati frutti. Intanto, brindando, ce li godiamo noi appassionati...

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