ANDAR PER MARCHE - MATELICA E LA COPPA "DEI CAMPIONI".
E' possibile andare in un posto solo per andare a
prendere del buon cibo, senza che in questa scelta entri qualcos'altro, tipo la
bellezza del paesaggio, o l'importanza di qualche museo, o quant'altro? Io
ancora sono convinto di no, tranne in casi isolati.
Matelica non fa eccezione.
Certo che però, dopo aver assaggiato la
coppa (qui nelle Marche, "coppa"
indica un salume realizzato con la testa del maiale)
come la fa Nicola Mariotti, inizio ad avere qualche dubbio. Subito
fugato dalla bellezza di questo gioiellino tra le montagne, dove d'inverno
l'aria sferza il viso. Gente, qui siamo in montagna; all'inizio non sembra, dopo
aver percorso tutta la Vallesina, essere passati nel canyon della
Gola della
Rossa, aver deviato per Cerreto d'Esi (paesino ovattato, annunciato dalla
Indesit a nord e dalla Best a sud, tanto per dire come qui tradizione e
modernità convivano ovunque), ed essere giunti, senza salite, al centro del
paese. Ci si può arrivare anche col
treno, che disegna percorsi intricati tra
valli, gole e montagne della zona, da
Fabriano oppure da
Civitanova Marche,
sulla costa. Se partite da
Ancona, o dalla Vallesina, conviene cambiare ad
Albacina, poco prima di Fabriano. Scesi dall'auto, o dal treno, la montagna si
fa subito sentire, l'aria che taglia il naso, screpola le labbra, o rinfresca e
ristora dal caldo estivo. Oltre alla coppa (ed al ciauscolo strepitoso sempre di
Nicola), non va dimenticato che qui c'è anche ottimo vino:
il Verdicchio,
appunto, di Matelica.
Ce
ne sono di cose da raccontare su questo paesino che spesso non appare sulle
maggiori guide, chiuso tra Fabriano, San
Severino Marche, Camerino
(la cui Università
ha la sede di
Medicina Veterinaria a Matelica) e Tolentino.
Intanto, forte è ancora il ricordo della Resistenza, tanto che nella centrale
piazza Enrico Mattei (non
a caso si chiama così) c'è una biblioteca dedicata all'attività partigiana.
Ma non solo nell'ultima guerra. Qui è da secoli che si lotta contro la tirannia,
caratterizzata tempo addietro dal regime assolutista degli Ottoni: la "Roccaccia",
simbolo del loro dominio, fu addirittura demolita dai matelicesi dopo la sconfitta
della famiglia ad opera della Chiesa, e tuttora giace semi-abbandonata nel bosco
alle porte della cittadina.
Poi la storia, che vede Matilica nodo di transito commerciale tra Piceni, Romani, Etruschi e mondo ellenistico in diverse epoche dell'antichità. In seguito alla distruzione dei Longobardi, risorge come borgo medievale, e tale rimane. Qualcosa dell'antichità, però, sopravvive, esposto al Museo Piersanti: è il Globo di Matelica, una sfera di marmo ad uso (sembra) astronomico, destinata alla misura temporale di stagioni, ore, mesi. Accuratissima, emoziona pensare alla precisione di questo strumento in tempi lontanissimi.
Poi
la valorizzazione dei ragazzi, che partecipano ad un loro
Consiglio Comunale,
formato da studenti delle medie ed eletto annualmente dai coetanei. Così come i
murales di Braccano, poco lontano, dove altri giovani, più grandi e
provenienti tra l'altro dall'Accademia di Brera, hanno decorato le pareti di
case, cantine e parcheggi. Per tacere del
gruppo Folk,
con musicisti e ballerini giovani e giovanissimi (anche meno di dieci anni!),
che gira per le Marche regalando allegria. Proprio a Matelica, ad Agosto, c'è la
Rassegna Internazionale del Folklore.
Ma la creatività non si ferma alla tradizione. Va
avanti, e tocca anche il vino, raggiungendo l'acme nell'Enoteca cittadina. A
dire il vero, di enoteche ce ne sono due. Se volete la scelta di vino, dovete
andare alla
Cantina Sociale
Belisario di Matelica e Cerreto d'Esi, a metà tra i due paesi.
Ben organizzata, con ampio parcheggio, ottima per fare spese. A Matelica,
invece, c'è dell'altro.
Inutile
farsi concorrenza, perciò hanno creato un
centro per l'Analisi Sensoriale del
vino, in collaborazione con l'Istituto di Biotecnologie Agrarie di Firenze. Qui
si studiano e si cercano di determinare le proprietà organolettiche dei prodotti
alimentari. Lo scopo è quello di educare al riconoscimento di tali
caratteristiche, attraverso un lavoro qualificato che la struttura porta avanti
in collaborazione con gli altri ‘poli specializzati’ operanti in Italia.
E, dulcis in fundo, si giunge alla coppa di Nicola, della Bottega dei Sapori. Vi dico solo che ne prendo un chilo ogni volta che passo di lì, e che i commenti li lascio fare a chi assaggia. La coppa di qua, onestamente, o si ama o si odia, con quel sapore decisamente particolare, quindi non so che effetto possa avere su chi non è abituato. Come sempre, prima di giudicarla, assaggiatela. Qui.