Friday, August 04, 2006

Dico la mia sul Mondiale

Ora che le luci si sono spente, ora che l'Italia pallonara, quella non in ferie, torna a parlare di calcio mercato e di scandali (che possono interessare solo a chi legge la Gazzetta dello Sport anche il martedì, notoriamente il più insignificante dei giorni, sportivamente parlando), voglio dire la mia su questi mondiali appena finiti e vinti. Lo fanno tutti, voglio farlo anch'io, eccheccacchio!

1) A livello tecnico, sono stati i Mondiali tra i più scarsi della storia. C'è un perché. Gli attuali campioni, o presunti tali, sono oramai fatti per il 20% da abilità tecnica e per l'80% da una potenza fisica ai limiti del normale. Il Ronaldo dei bei tempi, calata la potenza fisica, non c'è più. Ronaldinho, che fa dell'esplosività il suo cavallo di battaglia (il gioco dell'elastico riesce nei momenti cruciali solo se hai le gambe al massimo), non si è praticamente visto. Lo stesso Kakà, malconcio, ha retto la baracca fino alla Francia. Idem per Ballack, incapace di trasformare in gol un regalo di Archundia in semifinale (do you remember la punizione dal limite inesistente a dieci minuti dalla fine dei tempi regolamentari, calciata in tribuna?). Non è quindi un caso che l'unico campione a confermarsi tale è stato Zidane, per il quale la tecnica conta al 90%, tanto che potrebbe giocare anche da fermo (cosa che per lunghi tratti ha pure fatto).

Giusto per divagare: Maradona era un fenomeno anche da fermo (quando correva, ovviamente, non ce n'era per nessuno - vedi Argentina-Inghilterra 1986 e Argentina-Brasile 1990), Zidane lo stesso, ma un gradino più sotto. Gli altri (Ronaldo, Ronaldinho, Kakà) sono molto più sotto. A 34 anni forse solo Kakà sarà ancora forte. Ronaldinho a 30 anni sarà cotto. Ronaldo non esiste più da un pezzo.

2) Essendo questi Mondiali più fisici che tecnici, l'Italia ha prevalso, non a caso ai rigori, non a caso contro l'altra squadra che aveva una buona tenuta fisica ed una tecnica leggermente superiore. I nostri hanno disputato un mondiale atleticamente impressionante, non dando mai la sensazione (salvo ai supplementari della finale) di patire fisicamente l'avversario. Questa tenuta è stata poi esaltata dalla carica agonistica di tutti i giocatori: non ce n'era uno che destasse anche solo l'impressione di farsela addosso: erano tutti assatanati. Per queste due caratteristiche, quelle dei vincenti, va dato merito a Lippi.

3) Va invece sottolineato che Lippi non ha mai azzeccato la formazione iniziale salvo contro il Ghana, quando in effetti gli azzurri hanno dato spettacolo, rischiando però moltissimo in difesa. A mio parere, doveva essere sacrificato Toni (un solo gol parzialmente decisivo) e non Gilardino (che contro la Germania era una spanna sopra agli avversari), Totti (praticamente nullo per l'intero mondiale) o Iaquinta (qualcosa di buono, ma proprio poco, contro la Germania e stop) e non Inzaghi (quattro palle gol, una delle quali segnata, in 15 minuti contro la Rep. Ceca). Non è un caso che le partite sono state decise sempre a formazione modificata (a parte contro l'Ucraina dove è stato sufficiente Zambrotta, uno che sa fare egregiamente il difensore, il centrocampista e l'attaccante).
Chiaro che più di vincere il torneo l'Italia non poteva fare, forse con due punte lo avremmo vinto più agevolmente, data la pochezza degli avversari, almeno fino alla finale. Poi, ovvio, chi vince ha sempre ragione, ed il tecnico ha creduto in un'idea, è stato bravo a cambiare in corsa, e quindi tanto di cappello.

4) La pochezza dei nostri avversari è stata davvero disarmante. Questo non è però un demerito, perché uno deve far valere la propria superiorità. In Giappone, tanto per dire, battuta la Corea del Sud, avremmo avuto la Spagna, una Germania simile a questa in semifinale (e non in casa), ed un Brasile assolutamente terrestre in finale. In Germania, l'Italia è stata finalmente autoritaria, come non lo era dal 1982 e - in parte - dal 2000.

5) L'unico che avrebbe potuto sconfiggere l'Italia sarebbe stato un fuoriclasse assoluto. Ballack non è stato tale (complice lo stato pietoso), Zidane avrebbe potuto esserlo, ma alla fine, con la testata, ci ha regalato la Coppa, perché ha lasciato i suoi compagni soli nel momento del bisogno. Tornando a Maradona: il Napoli, o l'Argentina, anche solo con la sua presenza ed il suo carisma giocavano da grandi squadre. E lui non si sognava di farsi espellere nei momenti decisivi, perché sapeva che, senza di lui, quelle squadre sarebbero tornate piccole piccole. Zidane, in quel momento, non ci ha pensato. Gravissima pecca, specie nella sua ultima partita in carriera.

6) Lippi ha confermato che nelle finali regala sempre almeno due cambi all'avversario. Non si è smentito: Gilardino e Inzaghi colpevolmente fuori, Iaquinta e Del Piero colpevolmente dentro. Solo che questa volta Trezeguet giocava contro.

7) Il miglior giocatore del Mondiale, fino alla testata, è stato senza dubbio Zidane. Cannavaro monumentale, fantastico per costanza, ma il gol francese è colpa sua (errore simile a quello del 2000, colpo di testa sballato, fuori tempo ed attaccante lasciato colpevolmente solo). Zidane aveva fatto il brasiliano tra i brasiliani, cosa vista fare negli ultimi vent'anni, solo da (ancora lui) Maradona. Se metti a sedere tre brasiliani ad un Mondiale, sei il Migliore, stop. Chiaro che se con la testa rovini tutto, sei un cretino. Ri-stop.
Impeccabile Buffon (ancor meglio di Cannavaro sul quale pesa l'errore di cui sopra), fantastici Pirlo e Gattuso, che insieme hanno consentito all'Italia di giocare con lo stile che le è proprio.


8) Finalmente si è rivisto il gioco all'italiana, colpevolmente confuso con il "palla lunga e pedalare", "spazza e qualcuno ci penserà" in stile Cesare Maldini 1998 o Dino Zoff semifinale 2000 (e anche gli ultimi 10 minuti della finale). Il gioco che ci è proprio, quella ragnatela di passaggi, spesso anche ripetitivi, per poi affondare il colpo. Il motore di questo gioco è stato Pirlo, ben protetto da Gattuso (e chissà se Totti fosse stato in forma), che ha consentito all'Italia di difendere in otto uomini e di andare all'attacco con almeno cinque elementi. Contro la Germania c'è stata la dimostrazione più alta del nostro gioco all'italiana, specie nei supplementari, nel quale siamo riusciti a segnare due gol e due quasi-gol con quattro azioni completamente differenti: un assolo, un tiro da calcio d'angolo, un fraseggio in area ed un contropiede. Il tutto, con grande classe: un piacere tornare a vedere l'Italia giocare così, a questi livelli.

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